Scena del Crimine

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Scena del Crimine

Ricostruzione Scena del Crimine

La scena del crimine può essere definita come una forma di comunicazione tra l'autore del reato e gli inquirenti; l’efficacia delle indagini dipende, pertanto, anche dalle capacità di comprensione del linguaggio "non parlato" dall'autore del reato sulla Scena Criminis.
Per capire tale linguaggio è fondamentale effettuare una fedele ricostruzione della scena criminis al fine di identificare il reo.
Molto spesso sulla scena del crimine sono presenti tracce di fondamentale importanza ma caratterizzate dalla loro “invisibilità” in quanto tracce “latenti”; ovverosia tracce da ricercare con l’ausilio della tecnologia poiché presenti sulla scena ma non visibili ad “occhio nudo” (es. luci forensi, luminol, microscopi).
L’evoluzione tecnologica ha messo a disposizione degli operatori della scientifica prodotti idonei a ricercare ed evidenziare tali tracce invisibili come possono essere alcuni prodotti chimici (es. Luminol per le macchie di sangue latente; la Cromatografia nei residui dello sparo), oppure le luci forensi (es. l’ultravioletto o l’infrarosso o altre lunghezze d’onda specifiche); prodotti che consentono di “ricercare ed evidenziare”, cioé vedere ad occhio nudo tracce che, altrimenti, non potrebbe essere assolutamente viste.
Sono operazioni che fanno tutte parte dei cosiddetti Rilievi Tecnici in sede di sopralluogo, ovvero di quell’atto ricognitivo di tipo descrittivo, fotografico, audiovisivo, planimetrico, dattiloscopico e sulla persona (non invasivo, ovvero che non comporta restrizioni fisico-morali), diretto a cercare, riconoscere e fissare (ovvero riprodurre) su un documento tracce ed elementi utili all’investigazione.
Tali rilievi sulla scena del crimine, “narrati” attraverso i suindicati rilievi (descrittivo, fotografico, planimetrico, audiovisivo, etc.), rappresentano il cosiddetto "ritratto parlato" della scena criminis.
La descrizione deve essere asettica, obiettiva e scevra da interpretazioni arbitrarie e personali. Lo scopo di un rilievo descrittivo è avere una rappresentazione esatta del luogo ove è avvenuto il fatto e del suo contenuto, senza la suggestione dovuta a ricostruzioni preconcette.
Il “ritratto parlato del sopralluogo” deve essere, pertanto, un documento che consente, a chi ne prende visione senza essere stato sul posto, di avere una rappresentazione esatta dell’ambiente e del suo contenuto; e dovrà consentire, in ogni momento, anche a distanza di parecchio tempo, la rievocazione delle condizioni ambientali, nei minimi particolari, proprie del momento in cui si effettuò il sopralluogo. Sia per coloro che operarono sul luogo sia per chi non vi ha mai partecipato.
Per eseguire una corretta descrizione del luogo dove è avvenuto il fatto delittuoso (scena criminis), si segue il metodo riconosciuto dalla Comunità Scientifica Internazionale che prevede l’osservazione e la descrizione:
  • dal generale al particolare;
  • da destra verso sinistra;
  • dal basso verso l'alto, ad eccezione del cadavere che si descrive dall'alto (testa) verso il basso (piedi).
Nel caso di ampie scene del crimine, si è soliti suddividere la stessa in contigui riquadri più piccoli. Chi opera sulla scena può decidere il modus operandi purché lo riporti nel verbale.
La scena del crimine non si definisce solo nel “punto” dove è avvenuto il fatto, ma si prendono in considerazione diverse zone di interesse (es. le vie di fuga).

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Dott. Ermanno Musto
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