Intervista al Dott. Mario Gattone, già Dirigente della Polizia di Stato.
Ha svolto Attività di Investigazione in contesti particolarmente complessi e delicati in uno dei periodi che potremmo definire più bui della recente storia Italiana, ovvero negli anni ’70 e ’80 (Antiterrorismo, Brigate Rosse, etc.) dove l'aiuto tecnologico non era certo quello di oggi.
L'analisi delle caratteristiche dei residui di sparo (dimensioe e densità) sulla scena del crimine, in funzione dalla correlazione arma/munizione, ci aiutano a determinare la distanza di sparo.
Come comunica la scena del crimine: il linguaggio non parlato.
La scena del crimine è un luogo che parla senza bisogno di parole.
Ogni dettaglio, apparentemente casuale, può rivelare informazioni preziose a chi sa osservare e decodificare il suo linguaggio silenzioso.
La riforma del 2000, introducendo le investigazioni difensive, ha raggiunto l'equilibrio tra le prove dell'accusa e quelle della difesa?
Si è veramente passati dal processo inquisitorio a quello accusatorio?
Si è evidenziato che: un povero cittadino difficilmente può permettersi un consulente di scienze forensi per la sua difesa; spesso la difesa non può contro esaminare le prove (spesso distrutte anticipatamente o rovinate dalla mala conservazione); troppo spesso l’accusa sposa una teoria senza tener conto del principio di falsificabilità. E molto altro ancora.
L’importanza delle prove presenti sulla scena che, chi interviene per primo, deve saper cercare, riconoscere (es. la luce del lampione che cambia il colore dell’automobile), salvare, conservare e portare all’attenzione sia dell’accusa sia della difesa.
E’ necessaria formazione continua e dedizione alle scienze forensi perchè la scienza evolve e con lei l’analisi delle prove.

Dott. Ermanno Musto
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